Blog o non blog?

Questo è il dilemma…

In realtà sono fermamente convinta che tenere un blog sia molto più utile che non scrivere contenuti sui social.

Questo per diversi motivi, ma in primis – molto banalmente – perché queste piattaforme private da un giorno all’altro possono cessare di esistere, ma soprattutto perché non trovo né corretto, né del tutto etico, che sui social la visibilità del contenuto sia dipendente da un algoritmo e non dalla bontà di quello che si è scritto.

Algoritmo peraltro pensato per garantire il massimo ritorno economico alle piattaforme stesse e quindi creare coinvolgimento. Come? Privilegiando le risse verbali, le notizie dubbie ma che creano discussioni rispetto quelle corrette, mettendo in primo piano i contenuti sponsorizzati e abbassando il volume di quelli che non pagano, potendo discrezionalmente decidere di bloccare utenti sulla base di segnalazioni che a volte possono anche essere opinabili.

Fatta questa premessa, allo stato attuale bisogna prendere atto che se si vuole essere letti bisogna scrivere sui social.

Ma in fondo sono un’inguaribile ottimista e spero…

Spero che prima o poi si torni all’importanza dei contenuti rispetto a quella delle impression da ottenere con le risse virtuali.

Spero prima o poi che si torni a un approccio etico da parte degli organi di stampa che consenta di tornare al valore delle fonti affidabili.

Spero che prima o poi cessino di esistere le bolle informative generate dagli algoritmi che stanno portando il mondo verso il baratro del tuttobianco/tuttonero, dove non esistono più vie di mezzo, dove più si legge, più ci si convince di aver ragione e si smette di utilizzare il pensiero critico.

Spero, insomma, che prima o poi le cose cambino, che i social diventino non-luoghi etici, oppure che si torni ai blog, ai feed reader, alle newsletter, agli strumenti che consentono di essere valorizzati per quello che si ha da dare in termini di contenuti e di affidabilità, di competenza e di credibilità, e non sulla base dell’hype, del coinvolgimento forzato o della voglia di investire in adv.

Quando ho deciso di riprendere in mano questo sito, lasciato abbandonato per anni e ridotto a poco più di un segnaposto per occupare il dominio, mi sono interrogata a lungo sull’opportunità di lasciare la sezione blog. Che senso ha avere un blog in un momento in cui se non si è sui social non si esiste e non si è certi di avere tempo per gestire entrambi?

Non lo so. O meglio, lo so. Anzi, so che avrei dovuto tornare al blog anche prima, per trovare casa ai miei contenuti che solo in questi giorni mi sono resa conto di non aver raccolto nel corso degli anni ma che avrebbero raccontato un mio percorso di vita e di professione che dura da quasi tre decenni.

Avrei dovuto creare già da tempo un luogo organico in cui raccogliere informazioni, pensieri e riflessioni che invece negli ultimi dieci anni ho abbandonato con disinvoltura sui social, pensando “ma sì, anche se vengono persi non importa“. E invece non è così, e ora ricostruirli è ridicolo, oltre che impossibile.

Pace, guardare avanti sempre. Ma sempre riflettere sugli errori per non ripeterli.

Quindi la sezione blog la lascio, non si sa mai. Ma, almeno per ora, per i contenuti professionali rimando ai miei post su LinkedIn.

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