Nel corso del convegno “Tensioni geopolitiche, conflitti e dazi: le reazioni del settore orafo italiano” del 9 maggio, organizzato da Club degli Orafi Italia e Intesa Sanpaolo, abbiamo guardato in faccia quello che sta succedendo, con i numeri in mano e confrontandosi con chi quei numeri li vive ogni giorno seduto in platea.
Quattro interventi distinti e complementari: lo scenario macro delle commodity, i dati di settore, le attese delle imprese e la testimonianza imprenditoriale.
Ha aperto Daniela Corsini, CFA, Senior Economist del Research Department di Intesa Sanpaolo, con una lettura dello scenario macroeconomico che ha messo a fuoco il paradosso strutturale del momento. Il trend rialzista di oro e argento che ha visto nel 2025 la quotazione media raggiungere 3.431 dollari l’oncia, +44% sul 2024, con oltre 50 nuovi massimi storici, si è bruscamente interrotto a fine gennaio 2026, dopo la nomina di Kevin Warsh come prossimo Chair della Fed, nomina percepita dai mercati come garanzia di politica monetaria più ortodossa. Lo scoppio del conflitto in Iran ha poi amplificato le pressioni: il Medio Oriente è un centro di consumo di metalli preziosi di primaria importanza, e l’incertezza ha pesato sia sulla spesa discrezionale in gioielleria, sia sulle decisioni di investimento. Nel primo trimestre 2026 la domanda mondiale di oro è calata del 10% su base trimestrale e gli ETF sull’oro hanno perso il 65%.
Stefania Trenti, Responsabile Industry & Local Economies Research di Intesa Sanpaolo, ha presentato i dati del rapporto congiunto con il Club degli Orafi Italia. Il 2025 si chiude con un fatturato in calo del 5% e una produzione a -13,8%, dopo tre anni di crescita sostenuta. Le esportazioni di gioielli in oro si attestano a 10,8 miliardi (-21%), ma il dato aggregato è fortemente distorto dalla Turchia: depurando il crollo fisiologico degli acquisti turchi dopo il picco anomalo del 2024, la crescita risulta del 7,6%. Svizzera +27%, Emirati Arabi Uniti +13%, Hong Kong +10%, Canada +111%. Sul fronte distrettuale, Vicenza e Valenza in crescita; Arezzo sostanzialmente stabile una volta rimosse le distorsioni dell’effetto turco.
Il 2026 è un’altra storia. I primi due mesi segnano -10% sul fatturato e -29% sulla produzione. La domanda mondiale di gioielli in oro nel primo trimestre 2026 cede un ulteriore -23%, con punte del -44% negli Stati Uniti. Sul fronte interno, i consumi mostrano una polarizzazione crescente: la fascia alta regge. La classe media si è ritirata.
Particolarmente rilevante il focus sul Medio Oriente: le esportazioni italiane verso i paesi coinvolti nel conflitto valgono 1,5 miliardi, il 14,1% del totale. Gli Emirati da soli rappresentano 1,3 miliardi, terzo mercato di sbocco assoluto, con una crescita del 64% dal 2019. Un hub strategico come porta di accesso all’Asia, ma che oggi scricchiola sotto il peso del conflitto in Iran.
Sara Giusti, Economista del Research Department di Intesa Sanpaolo, ha illustrato i risultati dell’undicesima edizione dell’indagine congiunta Club degli Orafi Italia – Intesa Sanpaolo, con un focus sugli impatti del conflitto iraniano. Il dato più eloquente è che la quota di imprese che prevede un calo del fatturato nel 2026 è passata dal 34% di dicembre 2025 al 63% di aprile 2026, quasi raddoppiando in quattro mesi.
Le difficoltà prevalenti: costo delle materie prime al primo posto (68%), seguito dal peggioramento della domanda interna (60%) e dalle tensioni geopolitiche (53%). Il conflitto in Iran ha aggravato il quadro: due terzi del campione segnalano incertezza e riduzione dei consumi di gioielli, il 43% aumento del costo delle materie prime, il 33% rallentamento della domanda internazionale.
La propensione a investire, però, regge meglio di quanto ci si potesse aspettare. Il 23% delle imprese dichiara di voler aumentare gli investimenti nel 2026, in calo rispetto al 30% di dicembre ma lontano da un crollo. Le medio-grandi tengono con decisione: il 54% dichiara investimenti in crescita. Le strategie prioritarie individuate: ricerca di nuovi partner commerciali (51%), revisione dei prodotti (38%) e potenziamento dell’e-commerce (37%). Il 42% del campione dichiara di non temere perdite di competitività rispetto ai concorrenti internazionali. La fiducia nella qualità del made in Italy orafo, insomma, resiste.
Con Giordana Giordini, imprenditrice, socia di Giordini Srl, presidente di Confindustria Toscana Sud, il convegno ha cambiato registro. Si è parlato di quello che i grafici non riescono a catturare fino in fondo.
La frattura dimensionale tra grandi e micro-piccole imprese è concreta e visibile sul territorio: le imprese più strutturate mantengono la capacità di investire e gestire la volatilità, le micro e piccole si trovano in una fragilità che la crisi sta accelerando, su fondamenta che scricchiolavano già prima del conflitto. Si è discusso della proliferazione di fabbriche nel Medio Oriente che completano prodotti con lavorazioni italiane, abbassando i prezzi e comprimendo i margini su una filiera già sotto pressione. Un fenomeno preesistente, accelerato dall’instabilità, e del paradosso quotidiano del cliente che pretende merce in conto vendita a prezzi calanti, mentre i costi della materia prima salgono.
Sul tema della manodopera qualificata e del ricambio generazionale, che i dati segnalano come preoccupazione attenuata dalla contrazione della domanda, Giordini ha offerto una lettura controcorrente: il rischio è che la contingenza faccia perdere di vista il problema strutturale della formazione. Quando la domanda tornerà, la filiera potrebbe non avere le persone per risponderle.
Sull’instabilità del prezzo dell’oro, con una volatilità che spaventa più del valore assoluto, Giordini ha sottolineato che chi lavora senza il cuscinetto di un brand a protezione del prezzo si trova esposto ogni giorno, senza ammortizzatori.
Una ventata di ottimismo è però arrivata quando si è confrontata sulla capacità di rispondere alle crisi che il comparto ha sempre dimostrato: il sistema nel passato ha ogni volta saputo trovare una via. Il punto di differenza oggi sta nella simultaneità: i tre mercati portanti del distretto aretino, USA, Turchia e Dubai, rallentano contemporaneamente, ciascuno per ragioni indipendenti. I distretti storicamente compensano la debolezza di un mercato con la forza di un altro. Il comparto orafo anche di fronte a questa policrisi si sta mostrando ancora una volta capace di rispondere alle difficoltà con passione e strategia.
Le presentazioni dei relatori sono disponibili sul sito del Club degli Orafi Italia all’indirizzo https://www.clubdegliorafi.org/evento-9-maggio-2026-tensioni-geopolitiche-conflitti-e-dazi-le-reazioni-del-settore-orafo-italiano-a-oroarezzo/











